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Dal 2,7% al 3,6%: la differenza tra i rendimenti dei BTP 2030 e 2035 che cambia la prospettiva dell’investitore

Nel mondo dei titoli di Stato italiani si nascondono due percorsi d’investimento che raccontano due visioni opposte del futuro economico. Il confronto tra il BTP 3,6% ottobre 2035 e il BTP 2,7% ottobre 2030 rivela quanto la durata e la cedola possano cambiare la prospettiva di chi investe, anche se entrambi appartengono alla stessa famiglia di strumenti finanziari garantiti dallo Stato. La scelta tra rendimento e stabilità, tra orizzonte lungo e medio, rappresenta una decisione cruciale che definisce il profilo di rischio e la capacità di attesa di ciascun investitore. Ogni dettaglio, dal prezzo sopra la pari alla duration modificata, contribuisce a delineare due strategie che condividono la stessa natura ma seguono destini molto diversi.

Quando si parla di titoli di Stato, non si tratta solo di numeri o percentuali di rendimento. Dietro ogni investimento si nasconde una visione temporale, una disponibilità a restare fermi o a muoversi quando il mercato cambia.

Dal 2,7% al 3,6%: la differenza tra i rendimenti dei BTP 2030 e 2035 che cambia la prospettiva dell’investitore-flavabeach.it

Il BTP 3,6% ottobre 2035 e il BTP 2,7% ottobre 2030 raccontano questa differenza in modo chiaro. Il primo guarda lontano e promette un flusso cedolare più ricco, ma a prezzo di un rischio maggiore dovuto alla sensibilità ai tassi di interesse. Il secondo, più contenuto e stabile, offre sicurezza a chi non vuole affrontare le incertezze di un percorso troppo lungo.
Oggi il contesto economico, con i tassi in stabilizzazione e l’inflazione in calo, mette gli investitori davanti a una scelta concreta: preferire una rendita più elevata o la serenità di un impegno più breve. E dietro questa scelta non ci sono solo calcoli, ma anche obiettivi di vita, progetti futuri e capacità di sopportare le oscillazioni del mercato.

Il BTP 3,6% ottobre 2035 racconta un investimento di lungo periodo dove rendimento e rischio camminano insieme

Il titolo con scadenza ottobre 2035 rappresenta un impegno di durata decennale con una cedola del 3,6% e un rendimento effettivo lordo di circa il 3,4%, pari a un rendimento netto vicino al 2,94%. La sua duration modificata di oltre otto anni lo rende però molto sensibile alle variazioni dei tassi: se questi dovessero salire, il prezzo del titolo potrebbe scendere in modo marcato.

Il BTP 3,6% ottobre 2035 racconta un investimento di lungo periodo dove rendimento e rischio camminano insieme

Il valore di mercato attuale, intorno a 101,93, evidenzia un prezzo leggermente superiore al valore nominale, segno che chi lo acquista oggi paga un piccolo sovrapprezzo. In cambio riceve un flusso cedolare costante e più generoso rispetto ai titoli a breve. È un investimento che richiede tempo, pazienza e la disponibilità a sopportare oscillazioni intermedie.

Un esempio concreto chiarisce il concetto: chi investe oggi e mantiene il titolo fino alla scadenza nel 2035 riceverà cedole regolari e il rimborso integrale del capitale, ma se decidesse di venderlo prima, quando i tassi salgono, potrebbe trovarsi con un prezzo inferiore al valore d’acquisto. È un titolo pensato per chi guarda oltre l’immediato e vuole costruire una rendita nel lungo periodo, accettando che il cammino possa non essere sempre lineare.

Il BTP 2,7% ottobre 2030 rappresenta la via della stabilità per chi punta su sicurezza e flessibilità nel medio termine

Il BTP 2,7% ottobre 2030 mostra un carattere più prudente e bilanciato. Con una cedola annua del 2,7% e un rendimento netto vicino al 2,32%, si posiziona su un livello di rischio decisamente inferiore. Il prezzo di mercato, quasi in linea con la pari (100,21), conferma la stabilità del titolo. La duration modificata di circa 4,5 anni lo rende poco esposto alle variazioni dei tassi, un vantaggio per chi teme la volatilità dei mercati.
Pensiamo a chi, nei prossimi cinque anni, potrebbe voler utilizzare il capitale per un progetto personale o per integrare il proprio reddito: questa tipologia di BTP permette di pianificare con maggiore tranquillità, senza temere forti oscillazioni di prezzo. È l’alternativa ideale per chi privilegia la solidità e non vuole rinunciare del tutto a un rendimento certo.

In definitiva, tra il decennale e il quinquennale si gioca la differenza tra redditività e prudenza. Due strade legittime, che riflettono due modi diversi di intendere il tempo e il rischio. Forse la domanda più autentica non è quale renda di più, ma quale permetta di dormire sonni tranquilli sapendo che ogni cedola arriverà puntuale fino al termine stabilito.
Gerardo Marciano

Laureato in Giurisprudenza con indirizzo economico, ha ricevuto un Premio Internazionale alla Carriera conferito dal Senato Accademico della Facoltà di Scienze Aziendali e Sociali di ISFOA. Collabora e scrive articoli su tematiche finanziarie per numerose riviste nazionali e internazionali. È autore e coautore di oltre 40 eBook dedicati alla storia dei mercati e all’analisi statistica delle loro serie storiche. Negli anni ha partecipato, in qualità di esperto di storia dei mercati e statistica, ai principali eventi nazionali nel settore del trading e degli investimenti. È stato ospite di canali televisivi come Class CNBC, Le Fonti TV, Finanza Now, Money TV, e le sue opinioni sono state riprese da testate nazionali e internazionali, tra cui Avvenire, Il Sole 24 Ore, Alliance News e MF Dow Jones. Ha inoltre partecipato a trasmissioni radiofoniche in Italia e all’estero. È stato Amministratore Delegato e proprietario di Proiezionidiborsa.it fino al novembre 2023, un sito che, secondo i dati di Alexa, per diversi mesi è stato tra i primi posti nella classifica dei siti italiani più letti.

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