Un’ora di straordinario nel 2026 potrà valere molto di più di quanto si pensi. Con la nuova Manovra, gli stipendi cambiano volto: tra tagli fiscali, flat tax e incentivi sui contratti, il lavoratore medio potrebbe ritrovarsi con più soldi in tasca. Ma non per tutti sarà così. C’è chi resterà escluso per una soglia di reddito appena superata e chi, invece, potrà sommare più vantaggi insieme. Le nuove regole puntano a semplificare e premiare chi lavora di più, ma con tetti precisi e condizioni da rispettare. L’obiettivo del Governo è chiaro: rendere più leggera la busta paga senza stravolgere tutto. E intanto si guarda anche alle tredicesime e ai premi. Il risultato? Un sistema nuovo che potrebbe cambiare davvero il rapporto tra lavoro e retribuzione.
Ogni fine anno torna a far parlare di sé la Legge di Bilancio. Ma questa volta, al centro del dibattito, ci sono proprio gli stipendi 2026, con misure pensate per incidere direttamente sul netto percepito dai lavoratori. Non si tratta solo di aumenti o bonus una tantum, ma di interventi fiscali destinati a rimanere nel tempo.

La promessa è quella di tagliare il cuneo fiscale e rendere più vantaggiosi gli straordinari, i festivi e gli aumenti contrattuali. Ma come spesso accade, tra l’annuncio e l’effetto reale ci sono molti dettagli da considerare. Perché se da un lato c’è la voglia di alleggerire il peso delle tasse, dall’altro restano vincoli, soglie e distinzioni settoriali. E mentre si parla di flat tax, non tutti i lavoratori potranno beneficiarne allo stesso modo.
Una riduzione IRPEF e una tassa leggera sugli aumenti per cambiare davvero la busta paga
Tra le novità più concrete previste dalla manovra finanziaria 2026, spicca la riduzione dell’IRPEF intermedia, quella che colpisce i redditi tra 28.000 e 50.000 euro. L’aliquota scenderebbe dal 35% al 33%, con un risparmio medio annuo che può variare tra i 200 e i 300 euro. Un intervento non rivoluzionario, ma capace di dare un piccolo respiro a chi si trova nella fascia medio-alta.

Molto più incisiva potrebbe essere la nuova flat tax al 5% per gli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali, riservata a chi ha un reddito fino a 28.000 euro. Se un lavoratore guadagna 25.000 euro l’anno e ottiene un aumento di 1.000 euro, pagherà solo 50 euro di imposta. Con il regime ordinario, ne avrebbe versati circa 230. Il guadagno netto è evidente.
L’intento è di incentivare davvero le aziende a rinnovare i contratti e riconoscere aumenti, senza che questi vengano erosi dal fisco. Resta però il dubbio: le imprese risponderanno positivamente o useranno altri strumenti contrattuali per aggirare la misura?
Straordinari, notturni e tredicesime saranno più leggeri da tassare ma solo per chi rientra nei limiti
Il secondo pilastro della proposta riguarda la detassazione del lavoro straordinario, festivo e notturno. Il Governo punta a introdurre una flat tax al 15% su queste voci variabili per i lavoratori con redditi sotto i 40.000 euro lordi annui. Ma ci sono due limiti chiari: il beneficio fiscale non potrà superare 1.500 euro l’anno e non si applicherà al settore turistico-alberghiero.
Un lavoratore con 30.000 euro di reddito, che effettua 2.000 euro lordi di straordinari, pagherebbe oggi circa 600 euro di tasse. Con la nuova flat tax ne verserebbe solo 300, portando a casa circa 300 euro in più. Lo stesso vale per i festivi, con vantaggi netti intorno ai 150-200 euro per ogni 1.000 euro lavorati.
Si parla anche di una possibile estensione della tassazione agevolata alle tredicesime, ancora allo studio, per fare in modo che questa mensilità extra arrivi meno tassata. Un intervento simile è previsto anche sui premi di produttività, che già oggi godono di agevolazioni fiscali se rispettano alcuni parametri.
C’è poi un’attenzione particolare ai lavoratori in condizione di grave disabilità o con patologie riconosciute secondo la Legge 104/92. In questi casi, chi rientra nei requisiti potrà cumulare i benefici previsti dalla flat tax con quelli specifici legati alla 104. Ma serviranno verifiche dettagliate da parte dell’INPS per evitare sovrapposizioni indebite o esclusioni immotivate.





