Un impiegato con compiti da dirigente può ottenere risarcimento se ignorato troppo a lungo

Ogni giorno migliaia di lavoratori si ritrovano a svolgere compiti più complessi di quelli per cui sono stati assunti, nella speranza che prima o poi arrivi una promozione. Ma cosa succede quando il riconoscimento non arriva e si resta bloccati nella propria qualifica, nonostante l’aumento delle responsabilità? Il tema della promozione automatica con mansioni superiori continua ad alimentare dibattiti nelle aule dei tribunali, come dimostra una recente sentenza della Corte d’appello di Bari che ha fatto chiarezza su molti aspetti poco conosciuti.

Dietro le quinte di molti ambienti lavorativi, ci sono dipendenti che si fanno carico di compiti manageriali pur avendo contratti da impiegati semplici. Lo fanno con impegno, magari per anni, aspettando che qualcosa cambi, senza sapere che la legge prevede tutele precise. Quando però la promozione non arriva e ci si accorge di essere rimasti fermi, la delusione è doppia. Da un lato il mancato aumento di stipendio, dall’altro l’amara consapevolezza di essere stati sfruttati.

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Un impiegato con compiti da dirigente può ottenere risarcimento se ignorato troppo a lungo-flavabeach.it

Una vicenda giudiziaria ha recentemente riportato il tema all’attenzione. Protagonista, un lavoratore assunto in un consorzio con la qualifica di camparo che, dopo aver svolto mansioni d’ufficio per due anni, chiese una promozione. La sua richiesta fu respinta, e quando venne trasferito a compiti meno qualificati, avviò una causa per demansionamento e risarcimento. I giudici, però, si sono espressi in modo chiaro: non bastano le mansioni superiori a garantire un avanzamento stabile, serve molto di più.

La promozione automatica con mansioni superiori richiede continuità responsabilità e prova delle competenze acquisite

Secondo l’articolo 2103 del Codice Civile, il lavoratore ha diritto al trattamento economico superiore solo se le mansioni di grado più alto vengono svolte in modo continuativo e non per sostituzioni temporanee. Dopo sei mesi, o il periodo indicato dal contratto collettivo, potrebbe scattare la cosiddetta promozione automatica. Ma attenzione: la Corte di Cassazione ha precisato che serve una prova concreta della piena assunzione delle responsabilità legate alla qualifica superiore.

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La promozione automatica con mansioni superiori richiede continuità responsabilità e prova delle competenze acquisite-flavabeach.it

Nel caso del consorzio, il giudice ha riconosciuto che l’uomo aveva diritto alle differenze retributive per il periodo in cui aveva effettivamente svolto mansioni superiori, ma ha negato l’avanzamento di carriera. Questo perché, al termine di quell’incarico, era tornato alle sue mansioni originarie, e non era stata provata alcuna intenzione dell’ente di penalizzarlo. Il ritorno alle attività di partenza non costituiva un demansionamento, ma una normale riassegnazione, perfettamente legittima.

La decisione è importante perché chiarisce un punto spesso frainteso: non è sufficiente “dare una mano” nei compiti di un superiore per ottenere una promozione. Serve che quelle mansioni siano esercitate con pienezza, continuità e autonomia, e che vi sia una chiara volontà aziendale di affidare quel ruolo in modo stabile. Senza questi elementi, il passaggio a un livello superiore non si consolida, nemmeno se si sono ricevute retribuzioni più alte in alcuni periodi.

La sentenza della corte di Bari ribadisce che non basta svolgere compiti più importanti per ottenere un avanzamento automatico di carriera

La sentenza n. 1674 del 2025 rappresenta un punto fermo nella giurisprudenza sul tema della promozione automatica con mansioni superiori. In essa si conferma che un incarico superiore deve essere pienamente assunto e non solo formalmente assegnato. I giudici hanno anche ricordato che, senza prove concrete della volontà del datore di lavoro di dequalificare il dipendente, non può essere riconosciuto alcun risarcimento per danni morali.

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La sentenza della corte di Bari ribadisce che non basta svolgere-fcompiti più importanti per ottenere un avanzamento automatico di carriera-flavabeach.it

Il lavoratore, infatti, aveva chiesto di essere risarcito per un presunto isolamento e per la riduzione delle sue funzioni. Ma secondo la Corte non c’erano elementi sufficienti per dimostrare un trattamento illegittimo da parte del consorzio. Anzi, il periodo in cui aveva svolto incarichi superiori era stato già riconosciuto e retribuito. Dopo, semplicemente, aveva ripreso le mansioni della sua categoria.

Questa vicenda dimostra quanto sia delicato il confine tra valorizzazione del lavoro e sfruttamento. E quanto spesso i lavoratori, pur agendo con senso di responsabilità, restino privi di riconoscimenti concreti. La legge offre strumenti di tutela, ma serve attenzione, documentazione, e – in molti casi – il coraggio di rivolgersi a un giudice.

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